LLETTERA A MIO FIGLIO                           
 


 

 

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Ho




Tu sei la pelle della mia carne,
l'alito della mia esistenza.
 
Non sono io che ho dato la vita a te,
ma tu l'hai donata a me.

 Il tuo seme d'amore č germinato, cresciuto,
dentro la mia vita. 

Vedo con i tuoi occhi;      
      sento con le tue orecchie;             
             rido con i tuoi sorrisi;
                   soffro nelle tue angosce.

In me pensano i tuoi pensieri,
ardono i tuoi desideri,
bruciano le tue rabbie. 

Nella tua speranza
Č racchiusa tutta la mia esistenza.

Spingo in avanti il  tempo,
faccio girare il mondo: solo per te.
 
I miei pensieri ti inseguono,
anche quando non ci sei                              
tra i banchi di scuola,                                       il verde dei giardini,
le strade dei quartieri.

Le parole, che lasci sparse qua e lą nell'aria,
tornano fino a me:
le aspetto.

Come aspetto lo scampanellio del portone,

inconfondibile, 

quasi festeggiasse il tuo ritorno.

Quel calcio spiritoso, che accompagna la porta al tuo rientro.
Quella puntuale bugia sul bus che non č passato,
il compagno che hai accompagnato,
l'orologio che ha dimenticato di ricordarti l'ora.

Una bugia?
NO!
La veritą della tua etą. 

E ancora. 

Lo scorrere del giorno in attesa della sera,
che chiude fuori il mondo,
regalandoci, puntuale, il nostro incontro:
quella tenera intimitą racchiusa nel vociare,
nel ridacchiare, nel guardare anche la TV,
fino al tuo ciao della buona notte, 
che rassicura il cuore.

 Chiudo l'ultima finestra
Facendo l'occhiolino al cielo;
quasi a scusarmi che lo lascio fuori:

"Ciao, ci vediamo domani,
con un altro sole."

Di Vincenzo Riccio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

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